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	<title>BeneComune &#124; rivista online di economia e politica su Benevento e provincia</title>
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		<title>RAEE, trend in crescita all&#8217;Ecocentro Regole per uffici e piccole imprese</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 06:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[centro raccolta raee]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>BENEVENTO – In Italia cresce la percentuale relativa alla raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici &#8211; RAEE (piccoli e grandi elettrodomestici, computer, dispositivi elettrici ed elettronici, cellulari, lampade fluorescenti) che giunti al termine del loro ciclo di vita possono avere un forte impatto ambientale.<br /> Secondo quanto rilevato dai maggiori consorzi nazionali di recupero e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-medium wp-image-2932" title="Raee" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/Raee-300x176.jpg" alt="" width="300" height="176" />BENEVENTO – In Italia cresce la percentuale relativa alla raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici &#8211; RAEE (piccoli e grandi elettrodomestici, computer, dispositivi elettrici ed elettronici, cellulari, lampade fluorescenti) che giunti al termine del loro ciclo di vita possono avere un forte impatto ambientale.<br />
Secondo quanto rilevato dai maggiori consorzi nazionali di recupero e riciclo degli elettrodomestici e delle apparecchiature elettriche, nel 2011 la raccolta dei RAEE ha visto un incremento complessivo del 6% rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
<p>Nella città di Benevento i dati inerenti al Centro di Raccolta RAEE attivo presso l&#8217;Ecocentro comunale di contrada Margiacca confermano il trend nazionale. Nel 2010 sono state conferite 20 tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici mentre nei primi sei mesi del 2011 si sale a 26, a testimonianza di una forte attenzione dei cittadini.</p>
<p>Restano escluse dalla possibilità di conferire presso la struttura comunale le utenze professionali e le piccole imprese della città, che devono seguire una procedura diversa. Dell&#8217;Ecocentro comunale, e quindi della piattaforma RAEE di contrada Margiacca, possono usufruire infatti le utenze domestiche (i cittadini residenti a Benevento in regola con il pagamento della TARSU) e i rivenditori di apparecchiature elettroniche che, dal 18 giugno 2010, sono obbligati per legge a ritirare gratuitamente un&#8217;apparecchiatura elettrica vecchia al momento dell&#8217;acquisto di una nuova di equivalente funzionalità. Se una piccola azienda o uno studio professionale deve smaltire i RAEE, in caso di nuovo acquisto può consegnarli ai rivenditori di elettrodomestici, altrimenti dovrà rivolgersi a consorzi o società specializzate nel ritiro di questa tipologia di rifiuto, che spesso offrono gratuitamente il servizio (per farsi un&#8217;idea è sufficiente una ricerca su Google con le parole chiave &#8220;<a href="http://www.google.it/search?aq=f&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8&amp;q=raee#sclient=psy-ab&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;source=hp&amp;q=ritiro+raee+ufficio&amp;pbx=1&amp;oq=ritiro+raee+ufficio&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;gs_sm=3&amp;gs_upl=10807l15752l1l15933l22l20l1l1l1l0l162l2603l0.20l22l0&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.,cf.osb&amp;fp=95aec629a09cfa6a&amp;biw=1366&amp;bih=643" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.google.it/search?aq=f_amp_sourceid=chrome_amp_ie=UTF-8_amp_q=raee_sclient=psy-ab_amp_hl=it_amp_safe=off_amp_source=hp_amp_q=ritiro+raee+ufficio_amp_pbx=1_amp_oq=ritiro+raee+ufficio_amp_aq=f_amp_aqi=_amp_aql=_amp_gs_sm=3_amp_gs_upl=10807l15752l1l15933l22l20l1l1l1l0l162l2603l0.20l22l0_amp_bav=on.2_or.r_gc.r_pw.r_cp._cf.osb_amp_fp=95aec629a09cfa6a_amp_biw=1366_amp_bih=643&amp;referer=');">ritiro raee ufficio</a>&#8220;).</p>
<p>C&#8217;è da registrare, tuttavia, che i rivenditori iscritti alla piattaforma RAEE di Benevento sono solo il 10% del totale. Tanti non hanno quindi ancora adempiuto agli obblighi di legge.</p>
<p>Qualche dato per comprendere il fenomeno. I RAEE avviati a recupero e riciclo in Italia sono 86.400 tonnellate tra frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie (dato Ecodom – Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici), 1.500 tonnellate di sorgenti luminose esauste (dato Ecolamp – Consorzio per il Recupero e lo Smaltimento di Apparecchiature di Illuminazione), 25mila tonnellate di televisori, computer, elettrodomestici, cellulari e altro materiale elettrico non più servibile (dato Ecolight – Consorzio per il Recupero dei RAEE). Il recupero dei RAEE – composti da materiale riciclabile, da metalli nobili ma anche da sostanze inquinanti &#8211; permette di ridurre il ricorso a materie prime spesso rare o di difficile estrazione (ad esempio silicio e rame), di risparmiare acqua ed energia e di limitare l’emissione di gas a effetto serra.</p>
<div class="shr-publisher-2930"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Gestione rifiuti, il Sannio ha urgente bisogno di impianti &#124; INTERVISTA a Massimo Romito</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 06:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Iannuzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[ASIA BENEVENTO – “Il sistema di gestione integrata dei rifiuti non può prescindere dalla costruzione di impianti per lo smaltimento. Se nel 1994 la Regione Campania, invece di concentrarsi sull&#8217;individuazione di siti-discarica per gestire le varie emergenze, avesse operato una scelta differente oggi saremmo potuti essere la regione più all&#8217;avanguardia d&#8217;Europa in questo settore”. E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div><img class="alignleft  wp-image-2908" title="massimo_romito" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/massimo_romito.jpg" alt="" width="200" height="200" />ASIA BENEVENTO – “Il sistema di gestione integrata dei rifiuti non può prescindere dalla costruzione di impianti per lo smaltimento. Se nel 1994 la Regione Campania, invece di concentrarsi sull&#8217;individuazione di siti-discarica per gestire le varie emergenze, avesse operato una scelta differente oggi saremmo potuti essere la regione più all&#8217;avanguardia d&#8217;Europa in questo settore”. E&#8217; quanto sostiene Massimo Romito, direttore tecnico di ASIA Benevento SpA, che ha affrontato per BeneComune i punti dolenti che restano ancora sul tavolo dell&#8217;infinita questione rifiuti: gli impianti.</div>
<div></div>
<div><strong>Perché Benevento e il Sannio non hanno un impianto di compostaggio?</strong></div>
<div>Nel 2007 l&#8217;ASIA di Benevento presentò un progetto preliminare per la costruzione di un impianto di compostaggio anaerobico con recupero di energia, il meglio che si potesse progettare per la gestione dell&#8217;umido. Era stata individuata e messa a disposizione dell&#8217;azienda anche un&#8217;area nella zona industriale. Si trattava di un impianto in grado di lavorare 25.000 tonnellate di rifiuto organico all&#8217;anno (comprensive, dunque, sia della produzione cittadina sia di quella di altri centri). Il progetto fu presentato in Regione Campania che aveva aperto un bando di circa cento milioni di euro; ad un certo punto fu addirittura annunciato, con un comunicato stampa, che l&#8217;impianto di Benevento era stato finanziato ma poi non è stato fatto più nulla.</div>
<div></div>
<div><strong>Come è possibile ricavare energia da un impianto di compostaggio anaerobico?</strong></div>
<div>Il trattamento anaerobico dell&#8217;umido organico favorisce la creazione di biogas che, utilizzato in un motore di cogenerazione, genera energia elettrica. L&#8217;impianto di compostaggio progettato dall&#8217;ASIA era simile, anche se la tecnologia differisce leggermente, a quello realizzato a Salerno. In pratica c&#8217;è un primo trattamento dell&#8217;umido organico dal quale si sviluppa un gas metano dopodiché avviene un processo di post compostaggio in biocella che genera compost.</div>
<div></div>
<div><strong>Qualche anno fa si era parlato di un impianto di selezione e trattamento dei rifiuti da insediare nello stabilimento ex Laser di contrada Olivola. Cosa è stato fatto in proposito?</strong></div>
<div>L&#8217;impianto di selezione di contrada Olivola risale al periodo antecedente al 2006. Il progetto riguardava l&#8217;adeguamento di un capannone a struttura prefabbricata in cemento armato da destinare a impianto di selezione semiautomatica di rifiuti secchi. La realizzazione dell&#8217;impianto era la naturale conseguenza del vecchio piano rifiuti di Benevento che prevedeva una raccolta differenziata stradale in due tipologie: secco e organico.</div>
<div>Oggi le esigenze della città sono mutate. Con un sistema di raccolta differenziata “porta a porta” &#8211; i cui risultati migliorano mese dopo mese &#8211; è evidente che un impianto di selezione servirebbe soltanto a vagliare la residuale frazione multimateriale visto che tutte le altre sono già separate.</div>
<div>L&#8217;avviamento di un impianto di selezione – per il quale servirebbero poche centinaia di migliaia di euro – avrebbe la sua ragion d&#8217;essere nel momento in cui si ragionasse in termini territoriali più ampi. I volumi di rifiuto da trattare, in quel caso, ne giustificherebbero la messa in funzione.</div>
<div>In questo momento storico, però, investire in qualcosa di cui è impossibile prevederne le sorti non conviene a nessuno. Ci troviamo in una situazione di incertezza assoluta che riguarda non soltanto l&#8217;ASIA di Benevento –che è un&#8217;azienda in house del Comune e, pertanto, secondo le norme di legge e il decreto Monti dovrebbe essere privatizzata (deciderà l&#8217;Amministrazione se parziale o totale) – ma anche la Provincia di Benevento, la Samte e le altre società provinciali. Questa incertezza impedisce di prendere decisioni e fare programmazione.</div>
<div></div>
<div><strong>Quali sarebbero oggi i vantaggi di un impianto di selezione?</strong></div>
<div>L&#8217;impianto di selezione tornerebbe utile nell&#8217;ottica di un ciclo integrato dei rifiuti che servirebbe un territorio più vasto della città. L&#8217;ASIA conferisce alla filiera nazionale Conai – Consorzio Nazionale degli Imballaggi – che, in base alla qualità della raccolta differenziata, riconosce incentivi economici. Il contributo è direttamente proporzionale alla purezza della frazione conferita. Avere a disposizione un impianto in grado di pretrattare il rifiuto prima che entri in filiera garantirebbe la permanenza in fasce di eccellenza e, di riflesso, alti contributi economici. Bisogna però considerare i costi del processo; per cui ribadisco che un impianto del genere non sarebbe economicamente vantaggioso se funzionasse soltanto per la città di Benevento.</div>
<div></div>
<div><strong>Quali, invece, i vantaggi derivanti da un impianto di compostaggio anaerobico della città?</strong></div>
<div>I vantaggi di un impianto di compostaggio anaerobico sono evidenti: produzione di energia elettrica, abbattimento dei costi di gestione, diminuzione dell&#8217;impatto ambientale, servizio di raccolta non influenzato da eventi esterni (scioperi, blocco tir etc.). Smaltire l&#8217;umido organico, infatti, oltre alla raccolta, oggi costa 150 euro a tonnellata di cui 90 per il conferimento e circa 60 per il trasporto – gasolio, pedaggio autostradale etc. Con un impianto di compostaggio si risparmierebbero i costi legati al trasporto e non si dovrebbe più girare mezza Italia per il conferimento. Attualmente, infatti, noi campani siamo costretti a smaltire l&#8217;umido fuori regione.</div>
<div></div>
<div><strong>Perché la Campania si trova in questa situazione?</strong></div>
<div>Per fare in modo che regga il sistema della raccolta differenziata deve garantire vantaggi ai cittadini; ciò significa che il ciclo deve costare meno del conferimento in discarica. Il sistema regge in quelle regioni virtuose che possiedono gli impianti e dove conferire in discarica costa 200 euro a tonnellata. L&#8217;ideale sarebbe assicurare ai cittadini un servizio di raccolta differenziata gratuito stabilendo, allo stesso tempo, una tariffa molto alta per ogni chilogrammo di rifiuto indifferenziato conferito. Oggi il cittadino non si sente motivato a fare la raccolta differenziata perché non riesce a trarne benefici economici; non riesce a spiegarsi, infatti, il motivo per cui, a fronte del continuo aumento della percentuale di raccolta differenziata, si ritrova a pagare sempre di più. La questione è che per la gestione integrata dei rifiuti l&#8217;impiantistica è fondamentale: diciassette anni di emergenza rifiuti non hanno portato da nessuna parte. In questo lasso di tempo la Regione Campania non si è assolutamente preoccupata dell&#8217;impiantistica ma soltanto di predisporre discariche – lo spazio a disposizione prima o poi si esaurisce. Nel 1994 bisognava subito optare per la costruzione degli impianti. Se fosse stato così la Campania oggi sarebbe stata la regione più dotata dal punto di vista degli impianti, invece è quella che ne ha meno.</div>
<div></div>
<div><strong>Se qualche impianto campano esiste perché portare l&#8217;umido organico fuori regione?</strong></div>
<div>Nei pochissimi impianti di conferimento campani si spendono 130, 140 euro a tonnellata; più o meno  quanto costa smaltire a Milano con la differenza che gli impianti campani ogni tanto vengono sequestrati e hanno un limite quantitativo oltre il quale non si può conferire.</div>
<div></div>
<div><strong>Quanto costa smaltire il rifiuto indifferenziato?</strong></div>
<div>Il rifiuto indifferenziato viene portato a Casalduni. Smaltirlo costa all&#8217;incirca 120 euro.</div>
<div></div>
<div><strong>Casalduni è l&#8217;ultimo anello della catena? </strong></div>
<div>No. Casalduni non è una discarica ma un impianto di tritovagliatura che prepara i rifiuti per la combustione. Tutto il nostro rifiuto va in recupero, solo una piccola parte va in discarica.</div>
<div></div>
<div><strong>A quanto ammonta la produzione giornaliera pro capite di umido organico e di secco?</strong></div>
<div>Secondo il dato nazionale la produzione giornaliera di umido organico ammonta a 400 grammi per abitante (umido). Questo dato risente, evidentemente, della stagionalità (d&#8217;inverno si produce meno umido organico) e delle differenti abitudini alimentari esistenti tra nord e sud (al sud si preferisce acquistare il prodotto fresco, non confezionato).</div>
<div>Ogni cittadino beneventano produce, ogni giorno, 1,3 kg di rifiuti di cui il 37% finisce in discarica e il 63% viene differenziato. Di questo 63% l&#8217;organico è la metà.</div>
<div>In termini assoluti a Benevento si producono circa 30.000 tonnellate annue di rifiuti, delle quali cui 10.000 di rifiuto organico. Ciò significa che l&#8217;Asia spende quasi un milione e mezzo di euro annui per smaltire l&#8217;umido e circa un milione per il secco.</div>
<div>
<hr />
</div>
<div><em>Esempio di impianto di compostaggio anaerobico a Cesena</em></div>
<p><object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/zIy5bgjcC1Q?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/zIy5bgjcC1Q?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<hr />
<div><em>Impianto di compostaggio della città di Salerno</em></div>
<p><object width="640" height="480" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/eqx7lmQdXoo?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="480" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/eqx7lmQdXoo?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Metano, GPL e idrogeno obbligatori in tutte le nuove stazioni di servizio</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 05:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>CAMPANIA &#8211; Da febbraio 2012 è entrato in vigore, dopo sei anni di attesa, il nuovo regolamento sulla rete dei distributori di carburanti in Campania. Adesso, per i nuovi impianti di rifornimento, sarà obbligatorio prevedere almeno una colonnina di metano, GPL o idrogeno. Le nuove regole sono introdotte dal regolamento di attuazione della legge regionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft  wp-image-2866" title="stazione_idrogeno" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/stazione_idrogeno.jpg" alt="" width="288" height="216" />CAMPANIA &#8211; Da febbraio 2012 è entrato in vigore, dopo sei anni di attesa, il nuovo regolamento sulla rete dei distributori di carburanti in Campania. Adesso, per i nuovi impianti di rifornimento, sarà obbligatorio prevedere almeno una colonnina di metano, GPL o idrogeno. Le nuove regole sono introdotte dal regolamento di attuazione della legge regionale 29 marzo 2006, n. 6 “Norme per la razionalizzazione e l’ammodernamento del sistema distributivo dei carburanti”.</p>
<p>Con il nuovo regolamento la regione Campania viene divisa in quattro zone: aree urbanizzate di interesse storico, artistico e ambientale; aree a urbanizzazione medio-alta; nuovi insediamenti industriali; aree agricole. Sarà vietato installare nuovi impianti di rifornimento nella zona 1.</p>
<p>Gli impianti di nuova costruzione potranno sorgere a non meno di 5 metri dal ciglio stradale e dovranno essere obbligatoriamente dotati di un punto di rifornimento per il cosiddetto “terzo prodotto“, a scelta tra GPL, metano o idrogeno. La colonnina dovrà essere dotata di self service per il pagamento e videosorveglianza per la sicurezza.</p>
<p>I maggiori costi dovuti all’installazione delle pompe per il terzo prodotto potranno essere ripagati vendendo, all’interno della stazione di servizio, anche prodotti “non oil“: quotidiani e periodici, servizi internet, fax e fotocopie, cibo. Una simile riorganizzazione della rete carburanti è in atto in diverse regioni d’Italia per favorire la concorrenza e la diffusione di carburanti a basse emissioni di CO2 e particolato. A fine 2011, ad esempio, è entrato in vigore un regolamento molto simile a quello campano anche in Lombardia.</p>
<p>E non è strano, leggi e regolamenti italiani ed europei a parte, visto che in Italia, negli ultimi mesi, il GPL e il metano sono sempre più apprezzati dagli automobilisti.</p>
<p><em>Fonte: <a title="Approfondisci" href="http://www.regione.campania.it/portal/media-type/html/user/anon/page/DettaglioCS_2012.psml?itemId=5733&amp;ibName=ComunicatiStampa&amp;theVectString=-1%2C-1" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.regione.campania.it/portal/media-type/html/user/anon/page/DettaglioCS_2012.psml?itemId=5733_amp_ibName=ComunicatiStampa_amp_theVectString=-1_2C-1&amp;referer=');">Regione Campania</a></em></p>
<div class="shr-publisher-2860"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Tecnologia e salute, tavola rotonda a cura di Beta 8.0 Technology</title>
		<link>http://benecomune.info/2012/02/19/ict_salutecittadini/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 05:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Salerno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Impresa]]></category>
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		<description><![CDATA[BENEVENTO – Si terrà venerdì 24 febbraio 2012 “Salute integra, Sanità integrata. I servizi alla persona e l’ottimizzazione delle risorse” tavola rotonda organizzata da Beta 8.0 Technology presso il Museo del Sannio di Benevento. L’evento è patrocinato da Provincia e Comune di Benevento. Dopo i saluti dei “padroni di casa” Aniello Cimitile e Fausto Pepe, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div><img class="alignleft size-medium wp-image-2885" title="salute_ict" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/salute_ict-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" />BENEVENTO – Si terrà venerdì 24 febbraio 2012 <em>“Salute integra, Sanità integrata. I servizi alla persona e l’ottimizzazione delle risorse”</em> tavola rotonda organizzata da Beta 8.0 Technology presso il Museo del Sannio di Benevento. L’evento è patrocinato da Provincia e Comune di Benevento. Dopo i saluti dei “padroni di casa” Aniello Cimitile e Fausto Pepe, interverranno Tonino Pedicini, DG dell’Istituto Oncologico “Pascale” di Napoli; Nicola Boccalone, DG dell’A.O. “Rummo” di Benevento; Giuseppe Rosato, DG dell’A.O. “San Giuseppe Moscati” di Napoli; Michele Rossi, DG dell’ASL di Benevento affrontando il rapporto tra sanità, tecnologia e salute dei cittadini. Le conclusioni saranno affidate a Alfredo Lovati, Presidente di Beta 80 Group. Sarà invece Gerardo Canfora dell’Università del Sannio a moderare i lavori.</div>
<div>Beta 8.0 Technology, neonata società ICT appartenente a Beta 80 Group (fondata a Milano nel 1986 per sviluppare soluzioni nelle aree Emergency Management, Supply Chain, Consulting, Business &amp; System Integration, Outsourcing), si presenta a imprese e istituzioni della Campania nel segno della relazione con il territorio.</div>
<p><img class="size-thumbnail wp-image-2826 alignright" title="moreno_carosella" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/moreno_carosella-150x128.jpg" alt="" width="150" height="128" /></p>
<div>“Beta 8.0 Technology è una società di ICT e si presenta al pubblico parlando di servizi alla Persona – afferma Moreno Carosella <em>(nella foto)</em>, ad di Beta 8.0 Technology e promotore dell’iniziativa. Questo esemplifica il nostro modo di lavorare: per la capogruppo Beta 80 Group l’ICT non è mai stato fine a se stesso, ma sempre al servizio di obiettivi più grandi, sia di business sia di benessere organizzativo e sociale. È questo un approccio che genera cultura e siamo fieri che se ne parli in un evento pubblico, con il contributo di figure istituzionali di tale rilievo. Siamo certi che dal confronto usciranno suggerimenti utili a beneficio del nostro territorio.”</div>
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		<title>La Campania dei rifiuti e delle scelte sbagliate: l&#8217;emergenza dimenticata</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 08:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Caggiano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[campania]]></category>
		<category><![CDATA[compostaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Mai come negli ultimi anni la questione ambientale ha avuto un rilancio nei dibattiti sociali, ma soprattutto nelle politiche dei governi mondiali. L’inquinamento globale e i conseguenti mutamenti climatici hanno contribuito ad aumentare lo stato di allerta generale che scienziati ed ambientalisti avevano sollevato da almeno quaranta anni. Nonostante l’attenzione rivolta al problema ambiente, ciò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div id="attachment_2846" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2846 " title="compost" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/compost-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">compost maturo per l&#39;impiego come fertilizzante</p></div>
<p>Mai come negli ultimi anni la questione ambientale ha avuto un rilancio nei dibattiti sociali, ma soprattutto nelle politiche dei governi mondiali. L’inquinamento globale e i conseguenti mutamenti climatici hanno contribuito ad aumentare lo stato di allerta generale che scienziati ed ambientalisti avevano sollevato da almeno quaranta anni. Nonostante l’attenzione rivolta al problema ambiente, ciò che è stato fatto per ridurre il livello di inquinamento e le sue catastrofiche conseguenze è ancora insufficiente e talora inadeguato.</p>
<p>L’uomo crea, consuma e scarta. Qualsiasi azione umana è legata alla produzione di rifiuti, il cui impatto sull’ecosistema è preoccupante. Ed è quindi nell’ambito di politiche ecosostenibili che si colloca la raccolta differenziata, divenuta un obbligo per tutti e non più solo un’iniziativa di pochi virtuosi. La raccolta differenziata è quindi il primo passo necessario per arrivare ad una soluzione generale del problema. In Campania, regione flagellata da anni da un&#8217;emergenza infinita, la raccolta differenziata è un’“osservata speciale”, che mostra ancora lacune e zone d’ombra. Nonostante le campagne di sensibilizzazione, i dati sulla raccolta differenziata sono ancora lontani dalla media nazionale. Il problema deriva dai dati ancora troppo bassi della parte più popolosa della Campania, Napoli e Caserta (4 milioni di abitanti) che, al contrario di Salerno, Avellino e Benevento (che si attestano su dati oltre il 50%), restano ferme a percentuali vergognosamente basse abbassando la media e creando problemi enormi nella gestione dell&#8217;enorme massa di rifiuto indifferenziato prodotta (oltre 4 mila tonnellate giornaliere).</p>
<p>Al di là dei numeri, è diritto di ogni cittadino conoscere quali sono i successivi passaggi della filiera del riciclaggio, ossia: dove vanno a finire i rifiuti che differenziamo ogni giorno? Dove sono destinati l’organico, la plastica, il vetro, la carta, l’alluminio ecc.? Ebbene, ciò che accade quando i rifiuti lasciano le nostre case è piuttosto paradossale e merita di essere conosciuto. Basti pensare che nella sola Campania si producono annualmente 929 mila tonnellate di frazione umida, che vengono però trasportate fuori Regione a costi altissimi (circa 160 euro a tonnellata). Questo accade perché mancano gli impianti di compostaggio, fondamentali perché producono, attraverso un processo di decomposizione delle materie organiche, una miscela di sostanze umificate: il compost. Il compost è una risorsa preziosissima in quanto può essere utilizzato come fertilizzante apportando al suolo elementi nutritivi importanti come il fosforo e l’azoto, oltre che migliorare la biodiversità della microflora nel suolo. Piuttosto che optare per questa soluzione ecologica ed economica, i comuni della provincia di Benevento e della Campania intera pagano cifre altissime solo per trasportare a centinaia di chilometri la frazione organica. Con costi decisamente inferiori si potrebbero costruire impianti di compostaggio da 25-30 mila tonnellate annue, per un bacino di 150.000 abitanti, realizzabile in 12 mesi. Un risparmio ingente per le casse dei Comuni e di conseguenza dei cittadini.</p>
<p>Come se tutto ciò non bastasse, la nostra Regione perde ogni anno circa diciotto milioni di euro nel riciclo della plastica, perché il sistema di cui dispone non è sfruttato al meglio, poiché la plastica è perlopiù contaminata da altri elementi e quindi inutilizzabile. E così le aziende preposte al riciclo di questo materiale ricorrono all’acquisto da altre regioni (Lazio, Puglia, Toscana, Marche) o addirittura dall’estero con, ancora una volta, costi altissimi. Nelle nostre strade vengono raccolte 45 mila tonnellate di bottiglie di plastica, ma di queste solo il 30% viene riciclato.</p>
<p>Il paradosso assurdo è che in Campania si continua a parlare solo ed esclusivamente di inceneritori e di discariche, che non sono certo la soluzione al problema. Per realizzare un inceneritore, infatti, occorrono centinaia di milioni di euro e, nella migliore della ipotesi, almeno quattro anni di lavoro; il che vuol dire che gli impianti non saranno pronti prima del 2016, quando saranno ormai inutili. Perché inutili? La risposta è molto semplice: la frazione umida non brucia bene, e quella inerte (sabbia, vetro, metallo) non brucia affatto. Si dovrebbe quindi bruciare solo carta e plastica, che però possono essere riciclati. Riciclare plastica, secondo uno studio del WWF Campania, fa risparmiare il doppio dell’energia elettrica prodotta dall&#8217;inceneritore di Acerra e superiore a quella prodotta da petrolio, metano, eolico e idroelettrico. Gli inceneritori producono inoltre fumi inquinanti (polveri, diossina) dannosi per la salute, nonché ceneri e funghi da smaltire poi in discariche. Creare altre discariche significherebbe altre deturpazioni e scempi perpetrati ancora una volta a discapito delle aree interne del Sannio. Come non citare a tal proposito la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, scempio del verde Fortore, realizzata peraltro in un’area a rischio idrogeologico, dove i rifiuti continueranno a produrre per anni e anni percolato che inquina ed inquinerà in maniera irrimediabile le falde acquifere della zona, già contaminate da arsenico, cadmio e altri agenti inquinanti, aggravando la condizione di un territorio già penalizzato da calo demografico e mancanza di infrastrutture.</p>
<p>La soluzione delle problematiche legate all’ambiente sono possibili e realizzabili nell’ottica di uno sviluppo ecosostenibile. Non c’è niente di utopistico: le soluzioni sono a portata di mano.</p>
<p>I cittadini dal canto loro hanno il dovere di rispettare il sistema delle quattro R: RIDUCI, RIPARA, RIUSA, RICICLA. E’ la proposta per combattere il consumismo dilagante, che ha un impatto sempre più negativo non solo sull’ecosistema.</p>
<p>Le istituzioni devono invece investire in impianti di compostaggio e di riciclo dei materiali. Si tratterebbe di un investimento con effetti immediati sia dal punto di vista economico, che in termini di miglioramento della qualità della vita e quindi della salute. Un obbligo improrogabile nei confronti delle generazioni future.</p>
<p><cite class="alignleft" title="capo indiano terra" dir="ltr">La terra non appartiene all’uomo, ma l’uomo appartiene alla terra. Tutte le cose sono collegate. L’uomo non ha tessuto la trama della vita: egli è un filo. Qualunque cosa egli faccia alla trama, lo fa a se stesso. </cite></p>
<p>(Risposta del capo indiano Seattle al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce, 1852)</p>
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		<title>Online le dichiarazioni sostitutive per i rapporti con la PA</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 18:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Salerno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione pubblica]]></category>
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		<category><![CDATA[dichiarazione sostitutiva]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2817" title="coda_segreteria" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/coda_segreteria-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />UNISANNIO – Attivato un nuovo servizio online per gli studenti. Dal proprio profilo elettronico – cui si accede cliccando su www.unisannio.it, quindi su Studenti e, a seguire, Servizi On Line – è possibile scaricare le dichiarazioni sostitutive di certificazione, attestanti la condizione di studente iscritto o laureato, anche con il dettaglio degli esami sostenuti, che serviranno per i rapporti con amministrazioni pubbliche e gestori di pubblici servizi. I certificati, invece, avranno validità solo nei rapporti tra i privati. Per questo motivo agli sportelli “Carriere Studenti”, ubicate presso il Complesso Sant’Agostino, gli studenti dell’Ateneo sannita possono richiedere esclusivamente i certificati utilizzabili nei rapporti tra privati che devono riportare, pena la nullità dell’atto, la dicitura “Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi”. Dal primo gennaio di quest’anno, infatti, la Pubblica Amministrazione non può chiedere certificati ai cittadini, certificati o informazioni già in possesso di altre pubbliche amministrazioni ed è tenuta ad acquisire d’ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive accertandone la veridicità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La contrazione dei mutui sgonfia i prezzi delle abitazioni e riduce la sopravvalutazione</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 14:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2759" title="mutui-mercato-immobiliare-italia" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/mutui-mercato-immobiliare-italia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />BENEVENTO &#8211; Secondo i dati statistici diffusi a gennaio dalla Banca d&#8217;Italia, nell&#8217;ultimo trimestre del 2011, rispetto allo stesso periodo del 2010, c&#8217;è stata una contrazione in merito all&#8217;erogazione dei mutui pari al -16,06%. Questo andamento – iniziato nel 2010 &#8211; dipende certamente dal calo della domanda in una congiuntura così difficile per le famiglie italiane &#8211; spiega Giuseppe Piano Mortari, direttore operativo di Assofin (Associazione del credito al Consumo e Immobiliare). A ciò si aggiungono i gravi problemi di finanziamento che hanno incontrato negli ultimi mesi le banche erogatrici &#8211; come riflesso delle difficoltà con cui fa i conti lo Stato nel collocamento dei titoli del debito pubblico &#8211; che hanno indotto le stesse a rivedere al rialzo il prezzo dei mutui e ad adottare politiche di erogazione più selettive rispetto al recente passato. “Strettamente connessa a questa situazione la stasi del mercato immobiliare. Rispetto a qualche anno fa a Benevento – spiega Vladimir Lesan, agente immobiliare – è diminuito drasticamente il ritmo di vendita degli alloggi. Oggi si rivolge al mercato immobiliare chi, disponendo di piccole somme (fino a € 100.000), vuol investire nel mattone perchè ritiene che sia la migliore soluzione di investimento. Interessano perciò mini &#8211; appartamenti, abitazioni da ristrutturare, purché si faccia l&#8217;affare. Con l&#8217;introduzione dell&#8217;IMU mi aspetto contraccolpi anche in questa fetta di mercato. Chi vorrà investire prenderà in considerazione altre soluzioni, chi, invece, non potrà reggere i costi di una seconda casa si troverà costretto a vendere. Fino al 2005, complice l&#8217;erogazione dopata dei mutui (quasi tutti potevano accendere un mutuo), il mercato immobiliare soprattutto quello inerente alla fascia di prezzo € 100.000 e € 200.000 era in grande fermento; di conseguenza, per la legge della domanda e dell&#8217;offerta, i prezzi delle case sono lievitati andando oltre il loro reale valore di mercato. La situazione odierna, invece, vede un sensibile calo dei prezzi dovuto alla maggiore disponibilità di appartamenti in vendita. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno – chiosa Lesan &#8211; la crisi del settore ha contribuito a riportare i prezzi di vendita delle case al loro valore reale. Inoltre, le agenzie immobiliari possono ripensare le proprie strategie commerciali operando una politica dei prezzi collegata ad una valutazione maggiormente rispondente alla realtà”.</p>
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		<title>La rivoluzione dei LED nasce a Benevento &#124; VIDEO intervista a Giovanni Palmieri</title>
		<link>http://benecomune.info/2012/02/15/rivoluzione-led-benevento/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Iannuzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2790" title="casa_led" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/casa_led-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />BENEVENTO – Un alimentatore universale per le lampade a led. E&#8217; questa l&#8217;idea imprenditoriale che ha dato vita alla Leditech, spin off del Dipartimento di Ingegneria dell&#8217;Università del Sannio, fondata da Giovanni Palmieri e Silvio Baccari. Consapevoli che le luci a led sarebbero diventate il futuro dell&#8217;illuminazione per via del notevole abbattimento dei consumi (pari al 70% rispetto alle lampade a fluorescenza e pari al 35% rispetto alle lampadine “a risparmio energetico”), il loro basso impatto ambientale e la resistenza all&#8217;usura (è stato calcolato che per un appartamento di 70 mq, illuminato a led per l&#8217;80%, l&#8217;investimento iniziale, seppure più consistente rispetto alle altre fonti luminose, si ammortizza in tre anni e nei quattro anni successivi si risparmia fino al 40%), i due ingegneri decisero di sviluppare un convertitore di tensione che potesse soddisfare la gran parte dei sistemi di illuminazione a led. Questa tecnologia non utilizza direttamente l&#8217;alimentazione elettrica domestica ma un proprio, differente, alimentatore. Gli ottimi risultati conseguiti dal loro tesista Enrico Landolfi (terzo socio Leditech) nel suo lavoro di ricerca hanno poi fatto pensare all&#8217;allestimento di un vero e proprio prototipo da destinare alla produzione. Punto di svolta la partecipazione ad un concorso promosso da Incipit Campania, progetto finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico che prevede la creazione di due incubatori d&#8217;impresa – uno a Napoli e uno a Benevento &#8211; dove Leditech è stata valutata seconda idea imprenditoriale in assoluto. Questo posizionamento ha attirato l&#8217;attenzione di Vertis, società campana di venture capital, che sta valutando l&#8217;opportunità di investire nella società beneventana, finanziando un&#8217;eventuale struttura produttiva. Intanto Leditech punta ad aumentare il flusso di cassa sia attraverso la vendita di brevetti, sia attraverso il mercato dell&#8217;illuminotecnica sul quale dovrebbe concentrarsi l&#8217;azione di Luca Boscaino, quarto socio dell&#8217;azienda. “Lo sviluppo della pmi italiana – afferma Palmieri – non può prescindere da una stretta interazione con i laboratori universitari in modo da poter utilizzare  i risultati di ricerca. E&#8217; impensabile che la piccola e media impresa riesca a fare ricerca al proprio interno perchè essa necessita di tempi lunghi e, per sua natura, non sempreLeditech,  conduce a risultati utili al trasferimento tecnologico.”</p>
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		<title>Mercato immobiliare, le classi energetiche cambiano i prezzi</title>
		<link>http://benecomune.info/2012/02/14/classe-energetica-immobili/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 06:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[annunci immobiliari]]></category>
		<category><![CDATA[certificazione energetica edifici]]></category>
		<category><![CDATA[indice prestazione energetica]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/annuncio_immobiliare.jpg"></a>BENEVENTO &#8211; Dal primo gennaio di quest&#8217;anno tutti gli annunci immobiliari diffusi tramite volantini, cartelli, televisione o pubblicati su internet, devono riportare l&#8217; indice di prestazione energetica della casa in vendita. Oltre alle informazioni su superficie, configurazione e posizione della casa i potenziali acquirenti devono conoscere quanta energia primaria (l&#8217;energia consumata dagli impianti sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div><a href="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/annuncio_immobiliare.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2752" title="annuncio_immobiliare" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/annuncio_immobiliare-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>BENEVENTO &#8211; Dal primo gennaio di quest&#8217;anno tutti gli annunci immobiliari diffusi tramite volantini, cartelli, televisione o pubblicati su internet, devono riportare l&#8217; indice di prestazione energetica della casa in vendita. Oltre alle informazioni su superficie, configurazione e posizione della casa i potenziali acquirenti devono conoscere quanta energia primaria (l&#8217;energia consumata dagli impianti sotto forma di combustibili per riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria e illuminazione) consuma un immobile. E&#8217; un indice contenuto nell&#8217;Attestato di Certificazione Energetica (ACE), un documento che evidenzia il livello di prestazione energetica dell’edificio, la cui preparazione è riservata a un tecnico abilitato. Misurato in Kwh/m² l&#8217;indice permette di creare, anche per le case, una sorta di classe energetica, simile a quella usata per gli elettrodomestici. Dalla Classe A, che indica un edificio a bassissimo impatto ambientale la cui realizzazione comporta ingenti investimenti tecnologici ed economici, si passa alla Classe B, alla Classe C (equivalente a una costruzione in grado di rispettare tutte le attuali normative in vigore), fino ad arrivare alla Classe G che indica un edificio ad alto consumo energetico. “I clienti devono ancora abituarsi– afferma Vladimir Lesan, agente immobiliare di Benevento – a valutare una casa dal punto di vista della prestazione energetica. Eppure è nel loro interesse sapere quanta energia mangia la propria casa. Un immobile realizzato con scarsi accorgimenti energetici, oltre a causare un maggiore inquinamento, produce anche un aggravio di spesa per la famiglia che lo abita. Infatti un edificio mal isolato, con impianti termici obsoleti o che non utilizza nessuna fonte di energia alternativa inevitabilmente ha bisogno di maggiori spese energetiche. In città le case sono per la maggior parte tutte in Classe G – continua Vladimir &#8211; le nuove costruzioni, invece, hanno un&#8217;indice di prestazione energetica minore. Ciò, ovviamente, influisce anche sul prezzo di vendita. Se per un edificio Classe G il prezzo è determinato essenzialmente dai parametri classici cioè zona, condizioni e caratteristiche dello stabile, metratura, presenza dell&#8217;ascensore ed esposizione, per quanto riguarda le case nuove (in genere Classe C o B) bisogna aggiungere anche la prestazione energetica. A Benevento il valore di un immobile è, in media, € 1500/2000 a metro quadro, con un prezzo minimo di € 1000 e con punte di € 3.000 per le nuove abitazioni&#8221;.</div>
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		<title>Nuova emigrazione e denatalità: il Sannio non è una terra per giovani</title>
		<link>http://benecomune.info/2012/02/13/sannio-meno-giovani/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 05:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-full wp-image-2664" title="nuovi_emigranti" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/nuovi_emigranti.jpg" alt="" width="268" height="268" />POPOLAZIONE E LAVORO &#8211; Le analisi ISTAT dell&#8217;ultimo censimento ci dicono che nel Sannio il tasso migratorio (il dato che registra la differenza tra chi chiede e chi abbandona la residenza) ha avuto un calo dello 0,5% nel 2011, mentre negli anni dal 2008 al 2010 il saldo era in positivo con circa 1-2 punti percentuali, dovuto verosimilmente agli spostamenti dalle zone urbanizzate di Napoli. Per capire il fenomeno si pensi che la provincia partenopea crolla del 3,5%, abbassando la media regionale all&#8217;1,5. Le regioni del Centro-Nord continuano a mantenere nello scorso anno una crescita costante: Umbria + 7,2, Lazio + 7,9, Piemonte + 6,2, Lombardia + 6,6 e così tra il 5 e l&#8217;8% tutte le altre. Al Sud, oltre alla Campania, con il segno meno Puglia, Basilicata e Calabria.</p>
<p>Se poi incrociamo il tasso di natalità con il saldo migratorio, si conferma il trend negativo per tutto il Sud e la Campania, dove la media è -0,3. E purtroppo il Sannio detiene il triste primato con un -3,4% (calo doppio rispetto al triennio precedente). Un dato tra i più bassi del Mezzogiorno, superato solo da Potenza, Oristano, Enna e Vibo Valentia.</p>
<p>Nel Centro-Nord la tendenza, pur in flessione, è un incremento tra nuovi nati e nuovi residenti generalmente sopra il 5%, fino al +8,9 del Trentino.</p>
<p>Se poi proviamo a scorporare le tre fasce d&#8217;età della vita &#8211; confrontando i dati ISTAT del 2002 e del 2011 &#8211; si rileva come nel Sannio dopo un decennio i bambini tra 0 e 14 anni siano il 15% in meno, uomini e donne in età da lavoro tra i 15 e i 65 sono aumentati del 2,5%, mentre gli anziani dai 65 anni in su sono cresciuti di quasi il 5%.</p>
<p>La freddezza dei numeri ha il pregio di confermare quanto possiamo intuire nella quotidianità delle nostre famiglie, fotografando l&#8217;inizio di una nuova emigrazione, fatta di giovani spesso con un alto tasso di istruzione, quindi la scarsa attrattiva che esercita il territorio per italiani o stranieri che qui vogliano stabilirsi, e infine il crollo della natalità. Meno bambini e meno giovani vuol dire meno forze e idee fresche per il futuro.</p>
<p>Un rapporto sulla situazione nelle province meridionali, pubblicato alla fine del 2011 da un istituto di ricerca italiano, conferma che una nuova migrazione verso il Nord è in pieno svolgimento. Proprio come subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, i giovani lasciano le loro città e villaggi per cercare fortuna al Nord o al centro del Paese. Se prima a lasciare la campagna per le fabbriche di Torino e di Milano erano italiani con un basso livello d’istruzione, spesso analfabeti, ora sono giovani istruiti ad allontanarsi con il pianto nel cuore. Il risultato è il progressivo invecchiamento della popolazione e il drammatico declino della crescita demografica.</p>
<p>È un quadro preoccupante, soprattutto considerando che le regioni meno sviluppate d’Italia hanno utilizzato appena il 33% dei fondi messi a disposizione dall’Unione Europea per il periodo 2007-2013. Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia hanno effettivamente acquisito insieme solo il 10% dei fondi disponibili a livello europeo. La colpa è della burocrazia lenta, della mancanza di personale competente (in grado, per esempio, di leggere e scrivere in inglese) e del non aver soddisfatto i requisiti per la concessione dei finanziamenti. È probabile che l’Unione Europea decida di tagliare i fondi, poiché l’Italia li sfrutta troppo poco. In questi tempi di crisi come si fa a criticare una scelta del genere.</p>
<p>Molti giovani italiani altamente qualificati però non trovano quello che cercano neanche al Nord. Il mercato del lavoro è fermo, la pubblica amministrazione non assume quasi più nessuno. Ecco perché sempre più giovani decidono di voltare le spalle all’Italia ed emigrare in Paesi del Nord Europa o negli Stati Uniti. Il risultato finale di questa migrazione verso il Nord si traduce in una fuga di cervelli, fenomeno che costerà molto caro. E&#8217; come togliere la benzina da un&#8217;auto in panne, anche se riparata resterà ferma.</p>
<p>Un fenomeno che dovrebbe aprire uno squarcio nella sensibilità della classe politica, delle associazioni di categoria e del giornalismo. Di formule e soluzioni salvifiche se ne vedono ben poche all&#8217;orizzonte, ma il tempo della serietà istituzionale dovrebbe imporre un&#8217;agenda di lavoro senza perdite di tempo e con il coraggio di dirsi scomode verità, individuando le linee di sviluppo vere su cui si pensa di costruire il domani di questa provincia, a meno che non ci si accontenti di vegliarne il funerale.</p>
<p>Se non si arresta l&#8217;emorragia di intelligenze e forze fresche, il territorio del Sannio, già più fragile rispetto ad altre aree della Campania per le note carenze infrastrutturali, rischia di essere risucchiato in una spirale autodistruttiva capace di vanificare anche sforzi positivi.</p>
<p>Non è più tempo di giochini e di sottobosco politico. E&#8217; tempo di scelte e di responsabilità.</p>
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		<title>Nuova PAC, gravi rischi per l&#8217;agricoltura sannita &#124; VIDEO intervista a Luigi Auriemma</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 10:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Iannuzzi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2640" title="uliveti" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/uliveti-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />COLDIRETTI &#8211; La bozza della nuova PAC – Politica Agricola Comune – che entrerà in vigore il primo gennaio 2014, così come è stata presentata dal Commissario europeo per l&#8217;Agricoltura Ciolos lo scorso autunno, rischia di mandare al collasso l&#8217;agricoltura italiana e quella sannita in particolare. Luigi Auriemma, direttore di Coldiretti Benevento, contesta fortemente alcuni punti di questa proposta che, se nella definizione generale presentava molti elementi innovativi, nella traduzione normativa i vantaggi previsti si sono trasformati in svantaggi. La riduzione degli aiuti erogati all&#8217;Italia, che da anni, è un contribuente netto, il criterio individuato per la distribuzione dei contributi – che premia l&#8217;estensione in luogo della qualità, del valore aggiunto e della capacità di creare occupazione, l&#8217;impostazione della politica di greening – che premia le aziende impegnate nella tutela ambientale – avvantaggiano fortemente i paesi dell&#8217;est Europa che hanno grosse distese di terra destinate a pascolo a danno dei paesi mediterranei. Un nodo da sciogliere riguarda poi l&#8217;individuazione della figura giuridica che potrà accedere ai contributi. Coldiretti ha chiesto di premiare gli imprenditori agricoli e i coltivatori diretti, cioè coloro che fanno dell&#8217;agricoltura il loro lavoro principale. Alla luce di quest&#8217;analisi Auriemma definisce devastante l&#8217;effetto della proposta PAC per l&#8217;agricoltura sannita, strutturalmente basata su piccoli appezzamenti di terreno condotti da aziende ad alta specializzazione, come quelle operanti nel settore della zootecnia da carne e della tabacchicoltura. La nuova PAC non crea le condizione che permetterebbero loro di sfruttare al meglio il loro vero valore aggiunto che è generare occupazione.</p>
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		<title>Interessi sui debiti, bando della CCIAA per aiutare le piccole imprese</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Impresa]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2626" title="piccole-medie-imprese" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/piccole-medie-imprese-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />CAMERA DI COMMERCIO – Contributi alle imprese per abbattere gli interessi maturati su micro-finanziamenti (fino a € 25.000) erogati dagli istituti di credito, anche con la garanzia dei Consorzi Fidi, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2012 e il prossimo 15 marzo. Questo il succo del bando promosso e sostenuto, con una somma pari a € 78.000, dalla Camera di Commercio di Benevento per agevolare l’accesso al credito bancario delle micro, piccole e medie imprese che abbiano sede legale ed operativa nella provincia di Benevento. Possono farne richiesta micro, piccole e medie imprese, in forma individuale o di società, anche cooperative, e consorzi, costituite da non oltre 36 mesi (fa testo la data di iscrizione al Registro delle Imprese) in almeno una delle tipologie imprenditoriali riportate nel bando.</p>
<p>La domanda per l’ammissione al contributo, completa degli allegati richiesti, deve essere presentata dopo la concessione del prestito entro e non oltre il 31 marzo 2012 (attestata dal numero di protocollo informatico attributo alla domanda dal competente ufficio camerale e non dal timbro postale). La domanda può essere spedita a mezzo Raccomandata A.R. o a mezzo posta elettronica certificata. In quest’ultimo caso la spedizione della domanda avverrà in forma di documento informatico sottoscritto digitalmente, al seguente indirizzo: cciaa.Benevento@bn.legalmail.camcom.it., ai sensi del D. Lgs 7 marzo 2005 n.82 &#8221; Codice dell’Amministrazione Digitale&#8221; alla Camera di Commercio. Per consultare e scaricare il bando completo, gli allegati e la domanda <a title="Bando Camera di Commercio per contributi conto interessi" href="http://www.bn.camcom.it/albocamerale/bando-abbattimento-interessi.html" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.bn.camcom.it/albocamerale/bando-abbattimento-interessi.html?referer=');">clicca qui</a>.</p>
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		<title>Casa, un piano per il risparmio energetico</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 06:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Iannuzzi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2617" title="classificazione" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/classificazione-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />BENEVENTO &#8211; Risparmio energetico, questo il leitmotiv del lavoro di Attilio Renzulli, Energy Manager presso il Comune di Benevento. “Va bene incentivare l’uso di tecnologie rinnovabili ma – afferma Renzulli – la chiave di volta è la drastica riduzione del consumo di energia. Attualmente la produzione di energia pulita copre il 20% del fabbisogno e io non credo che tale percentuale possa salire di molto; pertanto bisogna incentivare le misure che riescano ad abbassare la domanda energetica in modo da coprirla interamente con le rinnovabili. Consumare meno significa isolare termicamente gli edifici, favorire il riuso delle acque piovane e l’ottimizzazione dei consumi energetici degli elettrodomestici etc. In Europa – continua il manager – il 40% dell’inquinamento è di origine domestica, provocato dalle emissioni degli impianti di riscaldamento e raffrescamento. Benevento conferma questo trend; in più qui il fenomeno è aggravato dalla conformazione del territorio cittadino che favorisce il ristagno dell’aria. Pertanto bisognerebbe intervenire principalmente sull’efficientamento degli edifici dal momento che, soprattutto quelli costruiti dopo il secondo dopoguerra – e sono la maggior parte – sono un vero e proprio colabrodo energetico. Si parla di un consumo annuo pari 300 kwh per metro quadro; un edificio in classe energetica A consuma 100 volte meno. E’ necessario approntare un piano di audit energetici affinchè si possano conoscere gli sprechi, correggere e promuovere azioni successive che portino ad una riduzione dei consumi. La diagnosi energetica serve per capire in che modo l’energia viene utilizzata, quali sono le cause degli eventuali sprechi ed eventualmente quali interventi possono essere suggeriti all’utente, ossia un piano energetico che valuti non solo la fattibilità tecnica ma anche e soprattutto quella economica delle azioni proposte (es. cambio infissi, cappotto termico. sostituzione caldaie etc.). Le criticità di questo intervento – conclude Renzulli &#8211; potrebbero riguardare l’entità dell’investimento da fare e il tempo che passerebbe per cominciare a trarne i benefici. Per questo mi aspetto, da un lato, che l’Unione Europea persegua con maggiore forza l’obiettivo del risparmio energetico e, dall’altro, che il governo Monti, oltre a prorogare di un anno gli sgravi fiscali del 55% sugli interventi di ristrutturazione che favoriscono il risparmio energetico, istituisca una forte misura incentivante simile, per impatto, al conto energia”.</p>
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		<title>Accesso al credito e certezza dei pagamenti, la proposta delle PMI contro la crisi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 06:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Iannuzzi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2607" title="cartelle_esattoriali" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/cartelle_esattoriali-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />IMPRESE &#8211; Nato come movimento spontaneo a maggio 2009 <strong>Imprese Che Resistono</strong> è un comitato nazionale composto da piccole e medie aziende italiane &#8211; l’80% delle imprese aderenti hanno meno di 10 dipendenti &#8211; che si battono per difendere e salvaguardare Impresa e Occupazione. Tantissime, infatti, le PMI che stanno chiudendo bottega lasciando a casa migliaia di lavoratori. Le proposte avanzate da questo comitato riguardano tempi e certezza dei pagamenti, accesso al credito, scadenze bancarie, previdenziali e fiscali, crediti di imposta, IVA, ammortizzatori sociali. C’è un rappresentante per ogni regione. Il coordinatore regionale della Campania è Pietro Di Lorenzo, imprenditore di Limatola. La sua azienda – otto persone – opera dal 1989 nel settore manifatturiero. Produce tetti in rame e lattoneria edile. “Questa crisi è diversa dalle altre – spiega Di Lorenzo ai microfoni di Radio Radicale – perché sta portando al blocco totale delle attività. Non c’è nulla che si muova. Nei tempi d’oro a Limatola e dintorni c’erano una sessantina di aziende, oggi siamo rimasti in cinque, al massimo sei. Grosse aziende (molte gravitanti intorno alla FIAT) hanno chiuso. Una delle maggiori difficoltà da gestire per le piccole aziende – continua l’imprenditore limatolese &#8211; è il cronico ritardo dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Qui, se tutto va bene, le fatture si pagano a 180 giorni, se non peggio (in Francia si paga a 30 giorni, in Germania massimo a 60, in Svizzera a 15). Così si genera un giro di insoluti che porta l’azienda che ha lavorato a non avere poi la liquidità per poter pagare dipendenti, fornitori, iva, contributi, tasse e tutto il resto”. Tra le cose più urgenti da fare, oltre all’accesso diretto al credito, c’è il blocco dell’esecutività di Equitalia nei confronti delle aziende che fanno la loro dichiarazione corretta ma poi non hanno la liquidità per far fronte alle tasse. Per la crescita economica, poi, bisogna che si intervenga sull’Irap (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), abolendola. E’ infatti un’imposta sul fatturato e non sull’utile: dalla base imponibile non viene tolto il costo del lavoro e il costo degli interessi passivi, quelli che sono i costi principali di una azienda. Altra proposta portata avanti dal movimento degli imprenditori è pagare l’Iva per cassa, cioè pagare l’iva sul’incasso reale. Pagare l’iva a 15 giorni dall’emissione di una fattura che verrà incassata a 160 o anche 180 giorni crea uno squilibrio finanziario importante, e quando un credito non viene pagato l’iva non viene rimborsata.</p>
<p><em>(fonti: IMPRESE CHE RESISTONO, RADIO RADICALE)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ecco come il riscaldamento globale causerà inverni freddi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 08:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[corrente del golfo]]></category>
		<category><![CDATA[maltempo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>MALTEMPO &#8211; I cambiamenti climatici porteranno inverni sempre più freddi e nevosi nell&#8217;emisfero nord ad alte latitudini, in Europa, Canada e Usa settentrionali. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Environmental Research Letters, secondo cui ironicamente sono proprio le estati eccezionalmente calde nell&#8217;Artico a raffreddare il clima. I ricercatori del centro studi statunitense Atmospheric and Environmental [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-medium wp-image-2598" title="neve" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/neve-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />MALTEMPO &#8211; I cambiamenti climatici porteranno inverni sempre più freddi e nevosi nell&#8217;emisfero nord ad alte latitudini, in Europa, Canada e Usa settentrionali. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Environmental Research Letters, secondo cui ironicamente sono proprio le estati eccezionalmente calde nell&#8217;Artico a raffreddare il clima. I ricercatori del centro studi statunitense Atmospheric and Environmental Research hanno analizzato i dati di temperatura e piovosità degli ultimi 20 anni, mettendoli in relazione con le temperature estive dell&#8217;Artico: <em>&#8220;Abbiamo trovato che negli ultimi 20 anni la tendenza è al raffreddamento in una gran parte dell&#8217;America settentrionale e del nord dell&#8217;Eurasia </em>- spiega Judah Cohen, uno degli autori -<em> secondo noi questo trend non è dovuto solo a variabili interne&#8221;</em>. Secondo i ricercatori le estati eccezionalmente calde nell&#8217;Artico hanno portato ad un aumento dell&#8217;umidità nell&#8217;emisfero Nord, che ha dato vita a precipitazioni nevose più intense. A sua volta questa neve aggiuntiva ha portato a una variazione nell&#8217;Oscillazione Artica, il principale sistema di pressione atmosferica che regola il clima nell&#8217;emisfero.</p>
<p>La tendenza al raffreddamento non riguarderebbe il Sud Europa, e in particolare l&#8217;Italia: secondo i dati dell&#8217;Isac-Cnr dal 1800 a oggi la temperatura media invernale è in costante ascesa. Ma è evidente come i movimenti delle correnti possano portare come in questi giorni anche sulla nostra penisola vortici di bassa pressione, causando fenomeni atmosferici eccezionali.</p>
<p>Esiste anche un&#8217;altra teoria che denuncia l&#8217;influenza del <em>global warming</em> sulla corrente del Golfo. Una teoria che ha ispirato il film <em>The Day After Tomorrow</em> (2004). La Corrente del Golfo, che gli scienziati chiamano &#8220;<em>convettore termoalino nord atlantico</em>&#8220;, è una corrente d&#8217;acqua calda proveniente da Sud dell&#8217;Equatore, che scorre sulla superficie dell&#8217;oceano verso nord. Quest&#8217;acqua calda evita che il Nord America e l&#8217;Europa Occidentale e Settentrionale si ghiaccino. Essa è anche responsabile dei modelli climatici mondiali che conosciamo. Quando la Corrente del Golfo si raffredda, scende al fondo dell&#8217;oceano e va verso sud, dove si riscalda nuovamente e torna in superficie muovendosi ancora verso nord, in una corrente convettiva continua. Così facendo, disegna un gigantesco &#8217;8&#8242; tridimensionale. Il motore che tiene in funzione questo flusso d&#8217;acqua calda si trova a nord, dove la Corrente del Golfo scende al fondo dell&#8217;oceano. E&#8217; la densità salina dell&#8217;oceano che causa l&#8217;inabissamento di questo fiume, e che &#8220;tira su&#8221; l&#8217;acqua calda dal sud. Poiché le calotte polari si stanno sciogliendo, l&#8217;acqua dolce si sta riversando nell&#8217;Oceano Atlantico e la densità salina sta diminuendo, pertanto la Corrente del Golfo non va più molto a fondo &#8211; il che risulta in un rallentamento di questa corrente. La Corrente del Golfo ha rallentato notevolmente il suo corso negli ultimi dieci anni. Con il rallentamento della Corrente del Golfo, il calore potrebbe non raggiungere più come prima la regione nord atlantica, e i modelli climatici incomincerebbero a mutare, poiché la loro stabilità dipende da quel calore.</p>
<p>La corrente del Golfo non influenza solo il clima europeo, ma è responsabile anche dei cambiamenti climatici dell&#8217;intero pianeta. Lo rivela uno studio sulla rivista Nature, coordinato dall&#8217;università giapponese di Hokkaido. L&#8217;impronta della corrente oceanica è visibile fino a 11 chilometri di altitudine e coinvolge tutta la troposfera, la fascia dell&#8217;atmosfera a contatto con la superficie della Terra, dove innesca fenomeni atmosferici in grado di alterare il clima globale. Aver fatto luce sull&#8217;impatto profondo che la corrente del Golfo ha sull&#8217;atmosfera, secondo gli autori potrà contribuire non solo a comprendere meglio i processi coinvolti nel cambiamento climatico in atto ma anche a mettere a punto più sofisticati e precisi modelli di previsione sui cambiamenti futuri.</p>
<p><em>&#8220;Sapevamo dell&#8217;influenza della corrente del Golfo</em> &#8211; dichiara Antonello Pasini, ricercatore del Cnr -<em> ma non così forte. Fino a quell&#8217;altezza non era mai stata osservata&#8221;</em>. Ciò significa un impatto sul tempo meteorologico dell&#8217;Europa a breve scadenza. <em>&#8220;Con il riscaldamento globale </em>- ha spiegato l&#8217;esperto del Cnr -<em> c&#8217;è un pericolo, cioè che la corrente del Golfo diminuisca la sua intensità perché questa circolazione oceanica è influenzata dalla temperatura dell&#8217;acqua e dalla salinità&#8221;. Il rischio, ha riferito ancora Pasini, è che &#8220;se diminuisce l&#8217;intensità della corrente del Golfo diminuisce l&#8217;intensità del riscaldamento sovrastante e, mentre tutti vanno verso il riscaldamento, l&#8217;Europa del Nord rischia un raffreddamento</em>&#8220;.</p>
<p>Grazie a informazioni satellitari, a dati meteorologici e a modelli di circolazione atmosferica, la ricerca dell&#8217;università giapponese mette per la prima volta a fuoco l&#8217;impatto su larga scala di questa potente corrente oceanica che nasce nel Golfo del Messico, dove grandi masse di acqua vengono riscaldate dall&#8217;azione dei raggi solari, e funziona come un nastro trasportatore grazie al quale l&#8217;acqua calda fluisce attraverso l&#8217;Atlantico, raggiungendo e mitigando anche il nord Europa.</p>
<p>Se i fenomeni atmosferici azionati da questa corrente a livello locale, come formazioni di cicloni e nuvole, erano già noti, per la prima volta lo studio dimostra che i venti generati dalla corrente del Golfo fanno salire l&#8217;aria calda in zone molto più alte dell&#8217;atmosfera rispetto a quanto pensato finora, interessando tutta la troposfera. Questo fenomeno da un lato dà vita a nubi e a una conseguente stringa di piogge in corrispondenza della corrente, dall&#8217;altro porta l&#8217;aria calda nella parte più alta della troposfera, fino a 11 chilometri di altezza, generando le cosiddette onde planetarie, movimenti su larga scala dell&#8217;atmosfera che possono indurre cambiamenti molto rapidi nella circolazione atmosferica del pianeta alterando il clima dell&#8217;Europa ma anche quello mondiale.</p>
<p>La struttura ascendente delle correnti d&#8217;aria che si forma a partire dalla superficie marina, spiega lo studio, ricalca la forma serpentinata della corrente del Golfo. I venti ascendenti, prosegue, soffiano con più forza nei primi chilometri della troposfera ma, anche se più deboli sono chiaramente visibili a sei chilometri di altitudine e ancora distinguibili a 11. Il risultato, che chiarisce il meccanismo con il quale la corrente del Golfo può influenzare il clima localmente e globalmente, conferma anche che questa corrente è fra i principali motori che guidano la circolazione oceanica globale. Alla luce della scoperta e tenendo conto delle previsioni &#8220;secondo cui via via che il surriscaldamento globale aumenterà questo nastro trasportatore rallenterà, le interazioni fra corrente del Golfo e atmosfera saranno cruciali per la messa a punto di modelli di previsione sui futuri cambiamenti climatici&#8221;, ha osservato uno degli autori dello studio, Shang Ping Xie dell&#8217;università delle Hawaii.</p>
<p><em>(fonti: ANSA AMBIENTE, REPUBBLICA.IT, DISCOVERY, NATURE)</em></p>
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		<title>Indennità di disoccupazione, richieste con requisiti ridotti entro il 31 marzo</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 05:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Iannuzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>INPS &#8211; Scadono il 31 marzo i termini di presentazione della domanda per accedere all&#8217;indennità di disoccupazione con requisiti ridotti. La domanda deve essere consegnata all&#8217;Inps direttamente o tramite i Patronati, oppure inviata per posta a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. Da quest&#8217;anno è possibile presentare la domanda anche per via telematica (registrandosi al sito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2487" title="indennità_disoccupazione" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/01/indennità_disoccupazione-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />INPS &#8211; Scadono il 31 marzo i termini di presentazione della domanda per accedere all&#8217;indennità di disoccupazione con requisiti ridotti. La domanda deve essere consegnata all&#8217;Inps direttamente o tramite i Patronati, oppure inviata per posta a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. Da quest&#8217;anno è possibile presentare la domanda anche per via telematica (registrandosi al sito www.inps.it). La misura a sostegno del reddito tutela i lavoratori dipendenti che hanno svolto lavori brevi e discontinui e non riescono a raggiungere i requisiti minimi &#8211; fissati in 52 contributi settimanali negli ultimi 2 anni &#8211; per l’indennità di disoccupazione ordinaria. In particolare può essere richiesta dai lavoratori dipendenti, gli insegnanti non di ruolo, i dipendenti a tempo determinato di Poste Italiane, i lavoratori a domicilio, i lavoratori dello spettacolo, i lavoratori domestici e gli apprendisti che nell&#8217;anno 2011 hanno maturato almeno 78 giornate di lavoro retribuito, comprese le festività e le giornate di assenza indennizzate come malattia, maternità ecc., risultando assicurati da almeno 2 anni (almeno un contributo settimanale prima del biennio precedente la domanda). I moduli da compilare possono essere scaricati dal sito www.inps.it. Occorre allegare un&#8217;autocertificazione che accerti lo stato di disoccupazione e l&#8217;immediata disponibilità ad intraprendere un percorso formativo o di riqualificazione professionale o ad accettare un&#8217;offerta lavorativa. Se la domanda viene respinta è possibile presentare ricorso, in carta libera, entro 90 giorni dalla data di ricevimento della lettera in cui l’Inps ha comunicato il rifiuto. Per info: INPS Benevento, via Calandra 16, tel. 0824 37 11 11, www.inps.it oppure Enti di Patronato (ITAL, INAS, INCA ecc.).</p>
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		<title>Le Istituzioni fermino il bracconaggio e difendano gli animali selvatici</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 11:07:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola De Ieso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft  wp-image-2570" title="lupo" src="http://benecomune.info/wp-content/uploads/2012/02/lupo.jpg" alt="" width="308" height="219" />APICE e SAN MARCO DEI CAVOTI &#8211; Tornano a colpire i bracconieri. Sono stati denunciati ai carabinieri tre cacciatori di frodo, sorpresi ad uccidere un cinghiale in una zona protetta in località Cupazzo di Apice, un&#8217;area boschiva interdetta alla caccia per il ripopolamento. Il sequestro del fucile e delle munizioni sarà ben poca cosa, insieme alla blanda multa che riceveranno. È ben noto che non si tratta di episodi isolati, ma di pratiche diffuse in tutte le aree boschive dell&#8217;Appennino. In questi giorni di forti nevicate il pericolo che splendidi esemplari finiscano nel mirino di questi delinquenti sarà ancora più alto, poiché la fame spingerà gli animali verso i centri abitati.</p>
<p>A fine gennaio Legambiente aveva già denunciato l&#8217;uccisione di 4 lupi nell&#8217;Alto Sannio (nei dintorni di San Marco dei Cavoti), due uccisi a fucilate e due avvelenati. L&#8217;associazione evidenzia in un clima di forte indifferenza la gravità dell&#8217;abbattimento della fauna selvatica protetta e in via d&#8217;estinzione. <em>“I ritrovamenti concentrati in un’unica zona </em>– dichiara Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette di Legambiente -<em> non lasciano dubbi sulla matrice criminale di questi episodi, sui quali occorre fare piena luce. E’ necessario supportare con determinazione gli sforzi del Corpo Forestale dello Stato e chiediamo alle istituzioni, in primis la Provincia di Benevento, un impegno particolare e un intervento deciso per tutelare una specie di fondamentale importanza per il mantenimento degli equilibri ecologici. Bisogna indagare a fondo sulle cause di questi fenomeni al fine di contrastare la persistenza di un contesto socio-culturale tollerante verso le illegalità e non favorevole alla conservazione della fauna”</em>.</p>
<p>La redazione di Bene Comune si associa con forza alla battaglia di Legambiente, sollecitando il presidente Cimitile e l&#8217;assessore Aceto a compiere azioni concrete affinché il bracconaggio venga contrastato senza se e senza ma. Non solo la Provincia deve sentire il dovere di proteggere un ecosistema già fragile, ma anche i sindaci dei Comuni che ricadono in aree boschive (protette e non) hanno l&#8217;obbligo morale di presidiare il fenomeno, anzi sono i primi a poter individuare con facilità gli amanti della doppietta.</p>
<p>La speranza è che le istituzioni decidano finalmente di porre fine per sempre alla caccia, così come era ben chiaro già nel referendum del 1990. Quel poco che resta di natura selvatica non può consentire la sopravvivenza di questa pessima usanza. Gli animali e le piante dei boschi non sono <em>res nullius</em>, che il cacciatore di turno può decidere di abbattere a piacimento, ma patrimonio di tutti: come un monumento, una chiesa o un&#8217;opera d&#8217;arte.</p>
<p><em>(Nicola De Ieso)</em></p>
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